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Il Social Lending è possibile anche in Italia: dal 2017 via ai prestiti personali sul web

11 novembre 2016   /   Antonio Del Furbo   /   Finanza   /   , , ,

Il Peer-to-Peer lending (o P-2P lending) è stata finalmente riconosciuto anche in Italia. A dare il via libera la Banca d’Italia che nelle Disposizioni in materia di raccolta del risparmio da parte dei soggetti diversi dalle banche, ha inserito una sezione (la IX) totalmente dedicata al social lending. 

L’attività, che consiste in un prestito personale erogato da privati ad altri privati su Internet e che non passa attraverso i canali tradizionali rappresentati da società finanziarie e banche, potrà essere svolta dal  il 1° gennaio 2017.

Sulla questione del social lending, Banca d’Italia ha le idee chiare:

“è uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto. L’operatività dei gestori dei portali on-line che svolgono attività di social lending e di coloro che prestano o raccolgono fondi tramite i suddetti portali è consentita nel rispetto delle norme che regolano le attività riservate dalla legge a particolari categorie di soggetti (ad esempio, attività bancaria, raccolta del risparmio presso il pubblico, concessione di credito nei confronti del pubblico, mediazione creditizia, prestazione dei servizi di pagamento)”.

L’Autorità di vigilanza sottolinea, comunque, che, “per quanto riguarda i gestorinon costituisce raccolta di risparmio tra il pubblico:

  • la ricezione di fondi da inserire in conti di pagamento utilizzati esclusivamente per la prestazione dei servizi di pagamento dai gestori medesimi, se autorizzati a operare come istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica o intermediari finanziaridi cui all’art. 106 del TUB (…);
  • la ricezione di fondi connessa all’emissione di moneta elettronica effettuata dai gestori a tal fine autorizzati”.

Per quanto riguarda gli imprenditori, Bankitalia precisa che non costituisce raccolta di risparmio tra il pubblico:

  • “l’acquisizione di fondi effettuata sulla base di trattative personalizzate con i singoli finanziatori. Al riguardo, avute presenti le modalità operative tipiche delle piattaforme di social lending, le trattative possono essere considerate personalizzate allorché i prenditori e i finanziatori sono in grado di incidere con la propria volontà sulla determinazione delle clausole del contratto tra loro stipulato e il gestore del portale si limita a svolgere un’attività di supporto allo svolgimento delle trattative precedenti alla formazione del contratto;
  • l’acquisizione di fondi presso soggetti sottoposti a vigilanza prudenziale, operanti nei settori bancario, finanziario, mobiliare, assicurativo e previdenziale”.

Viene affrontato, tra l’altro, il punto del limite massimo, di contenuto importo, all’acquisizione di fondi tramite portale on line di social lending da parte dei prenditori”. L’Autorità di vigilanza aveva già precisato in passato che l’attività di social lending è da ritenersi “coerente con la ratio sottesa alla disciplina della raccolta del risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche, la fissazione di un limite massimo, di importo contenuto, ai fondi che ciascun prenditore può acquisire tramite il portale di social lending”

Bankitalia, però, nel documento approvato e pubblicato ieri, precisa solo che “la definizione di un limite massimo, di contenuto importo, all’acquisizione di fondi tramite portale on line di social lending da parte dei prenditori è coerente con la ratio sottesa alle presenti Disposizioni, volta a impedire ai soggetti non bancari di raccogliere fondi per ammontare rilevante presso un numero indeterminato di risparmiatori. Banca d’Italia non ha, in base all’attuale quadro normativo, il potere di disciplinare questo aspetto. Spetterà quindi al gestore della piattaforma definirlo, in modo che la raccolta sia nel complesso limitata.

Le banche, comunque, avranno “le possibilità di raccolta senza limiti da parte di banche che esercitano attività di social lending attraverso portali on-line”.

Dunque si fornisce la “possibilità agli istituzionali di accedere direttamente al social lending, così come stanno facendo in tutta Europa” ha commentato Antonio Lafiosca, cofondatore di Borsa del Credito, unica piattaforma italiana di P2P lending dedicata alle imprese. “Chi presta attualmente come persona fisica o giuridica non può superare la soglia di 50 mila euro” ha aggiunto Lafiosca.

Il punto da risolvere per Lafiosca è “l’ingiustificata disparità di trattamento fiscale per chi investe in questo strumento, tassato ad aliquota marginale tra il 23 e il 43%. Inoltre, non esistono sgravi fiscali interessanti”.

Gli unici vantaggi sono riservati a uei Pir che investono in strumenti finanziari anche non quotati sui mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione emessi dalle società residenti in territorio italiano o in stati membri della Ue o in stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, che abbiano però una stabile organizzazione nel territorio italiano.

Il problema sarebbe, pare, che sulle piattaforme di direct lending non sono trattati strumenti finanziari, ma prestiti. Si fa cioé direct lending. Per ottenere il vantaggio fiscale previsto, si dovrebbe condurre una cartolarizzazione di quei crediti tramite un fondo che investa nei titoli derivanti dalla cartolarizzazione. 

L’unica che si è attrezzata è Credimi, una piattaforma che acquista fatture online con un approccio di credito di filiera. Per il momento i finanziamenti sono stati erogati attingendo solo al capitale di Credimi” ha precisato il cofondatore Ignazio Rocco di Torrepadula. “L’idea è chiamare sino a mezzo milione e poi iniziare a cartolarizzare e a collocare i titoli agli investitori. Abbiamo già affidato la gestione del veicolo di cartolarizzazione a Finint e abbiamo chiuso accordi con quattro investitori istituzionali, di cui tre italiani e uno estero, tra i quali fondi sia chiusi sia aperti. Questi investitori, dopo un’accurata due diligence, ci hanno già assicurato che compreranno tutti i crediti che la piattaforma sarà in grado di cartolarizzare in un anno”. A regime, ha aggiunto Rocco, “Credimi investirà per il 5% del valore di ogni operazione e cartolarizzerà il resto. Inoltre a fine anno apriremo l’operatività della piattaforma a tutte le aziende e non solo ai fornitori delle aziende più grandi con le quali abbiamo stretto degli accordi”.

Simone D’Angelo, il ceo di CrowdCity, dice che ci sono già “2,5 milioni di euro di capitali pronti a essere investiti entro fine anno. I capitali sono di un SIF lussemburghese”.

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