Fintech: 135 milioni di euro gli investimenti programmati

11 gennaio 2018   /   Chiara Patitucci   /   industria 4.0, Innovazione, Mercati, Notizie   /   , ,

Gli investimenti programmati in fintech hanno un valore di 135 milioni di euro per un campione di 283 iniziative censite e condotte da 93 intermediari finanziari selezionati da Banca d’Italia sulla base della loro rappresentatività nel sistema finanziario italiano.

A partecipare all’indagine sono stati i 13 maggiori gruppi bancari italiani, quattro filiazioni italiane di grandi banche europee; 53 gruppi bancari meno rilevanti e 23 intermediari non bancari.

A livello internazionale, riferisce Banca d’Italia, citando uno studio di Kpmg, si stima che l’investimento per lo sviluppo di progetti fintech sia stato di circa 25 miliardi di dollari nel solo 2016: il Nord America è la prima regione per ammontare degli investimenti (pari al 55% del totale), seguito dall’Asia (34%) e quindi dall’Europa (9%). In Italia gli investimenti sono ancora contenuti, in confronto ad altri paesi europei quali Regno Unito, Germania, Francia e Olanda in ragione delle modesta presenza di imprese fintech e di un modello di business bancario ancora tradizionale, scarsamente automatizzato e imperniato prevalentemente sulla rete di sportelli.

I maggiori vincoli allo sviluppo di fintech, secondo le istituzioni intervistate, sono riconducibili alla significativa onerosità degli investimenti a cui corrispondono profitti attesi ritenuti al momento incerti. Per Bankitalia, il fintech può costituire uno stimolo all’innovazione dell’industria finanziaria, ricercando nuovi modelli di business e recuperando soddisfacenti margini di redditività. Ma al tempo stesso esso può costituire un fattore disruptive per l’industria finanziaria.

Gli intermediari italiani pare abbiano ben compreso la portata della questione: il 37% degli intermediari coinvolti nella rilevazione ha avviato o sta per avviare progetti di investimento nel breve termine, mentre un altro 37% intende avviare iniziative almeno nel medio-lungo termine; soltanto il 26% degli intermediari non è interessato e non intende intraprendere alcun investimento in questo campo.

Al momento il settore che sembra aver catalizzato l’attenzione di tutti gli intermediari è quello delle tecnologie per la conclusione di contratti e la realizzazione delle operazioni a distanza. Le grandi banche sono poi particolarmente attive nelle tecnologie connesse ai big data e agli instant payment. Gli intermediari non bancari sembrano invece essere orientati soprattutto verso il social lending e il lending-based crowdfunding.

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Fonte: Bebeez

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