La crisi d’impresa: i campanelli d’allarme nel rendiconto/bilancio

4 aprile 2018   /   Chiara Patitucci   /   In evidenza, Industria, Notizie, Strumenti Finanziari   /   , , , ,

Le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi sono state introdotte nel nostro impianto normativo con la proposta di disegno di Legge delega per la riforma organica della normativa fallimentare predisposta dalla Commissione Rordorf nel novembre 2015 e approvata definitivamente dal Parlamento con la L. 155/2017, andando così incontro alle istanze dell’Unione Europea rivolte agli Stati membri (Raccomandazione del 12 marzo 2014 2014/135/UE) di individuare misure volte a favorire la continuità dell’attività dell’impresa in crisi in modo da prevenirne l’insolvenza.

La Legge n. 155/2017 introduce una nuova disciplina della crisi d’impresa prevedendo tra l’altro:
– all’articolo 2 l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico di una definizione dello “stato di crisi” intesa come “probabilità di futura insolvenza”;
– all’articolo 4 l’introduzione procedure innovative di controllo sia interno sia esterno (c.d. alert)
– all’articolo 14 – nell’ambito delle modifiche da apportare al codice civile – il dovere per l’imprenditore e gli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.

Tali disposizioni normative incideranno profondamente, da un lato, sui modelli operativi delle imprese costituite in forma societaria, obbligandole necessariamente a rivedere i propri sistemi informativi e assetti organizzativi in materia di pianificazione e controllo interno e, dall’altro, sulle modalità di esercizio delle funzioni di controllo da parte dei sindaci e dei revisori, tenendo conto degli specifici ruoli, funzioni, compiti e responsabilità di ciascun soggetto, che dovrà essere orientato alla cultura della pianificazione e controllo, con un approccio non solo a consuntivo ma anche previsionale, con l’obiettivo di salvaguardare la capacità dell’impresa di generare un adeguato flusso di cassa. Solo procedendo in tale direzione sarà possibile monitorare adeguatamente e tempestivamente l’insorgenza di situazioni di prolungato squilibrio economico-finanziario, intese come cause sintomatiche di crisi d’impresa, che possono generare incertezza sul presupposto della continuità aziendale e su una gestione finanziariamente sostenibile nel medio-lungo periodo (crescita del valore economico del capitale).

Le procedura di allerta, nello spirito previsto dalla Legge delega, si dovranno attivare ogni qualvolta elementi segnaletici premonitori e anomalie rilevanti (early warning), indurranno gli organi di controllo interno (amministratori, sindaci, ecc) a ritenere necessaria una verifica del presupposto di continuità aziendale e un aggiornamento del rating atteso sulla probabilità d’insolvenza.

Ai fini operativi del monitoraggio proattivo del rischio d’insolvenza, gli elementi segnaletici oggetto d’osservazione (anomalie) da parte degli organi di controllo interno possono essere opportunamente raggruppati in 7 categorie omogenee e caratteristiche:

1. anomalie nei pagamenti verso controparti commerciali non finanziarie;
2. anomalie nei rapporti con banche e altri soggetti finanziari (compreso enti assicurativi), riscontrabili in Centrale dei Rischi o altre banche dati segnalatrici;
3. anomalie contrattuali nei confronti di controparti negoziali;
4. anomalie contabili e di bilancio riscontrabili in bilanci, situazioni contabili o altri rendiconti o scritture contabili;
5. anomalie gestionali ovvero dalle politiche operative, relative alle diverse aree gestionali, messe in atto dagli amministratori e dal management aziendale;
6. anomalie erariali ovvero nei pagamenti dovuti per imposte, tasse e contributi previdenziali.
7. anomalie da eventi pregiudizievoli ovvero ipoteche giudiziarie, pignoramenti, decreti ingiuntivi, protesti o altri eventi indicatori di inadempimenti contrattuali.

L’insorgenza non occasionale e ripetuta in un arco temporale di almeno un semestre di un numero ritenuto significativo dei suddetti indicatori segnaletici deve ritenersi condizione sufficiente per verificare il presupposto della continuità aziendale e aggiornare il giudizio sulla probabilità d’insolvenza.

L’articolo è stato scritto da Andrea Mennilli – Dottore Commercialista e Revisore dei Conti 

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