Blockchain in Italia: quali sono le opportunità e le sfide per le imprese?

22 Marzo 2019   /   Chiara Patitucci   /   In evidenza, Innovazione, Notizie, Tecnologia   /  

Se sei atterrato su questo articolo, molto probabilmente avrai già sentito parlare di blockchain e sarai al corrente del fatto che le criptovalute non sono l’unica applicazione possibile.

Sei quindi interessato a capire in quali settori e aree aziendali si sta sviluppando la blockchain e quali sono le sue prospettive future.

Come vedremo, la tecnologia blockchain in Italia sta riscontrando notevole interesse sia da parte delle aziende, sia delle istituzioni che si sono attivate per approvare norme che la disciplinano.

La prima parte del contenuto sarà dedicata, per l’appunto, alla blockchain in Italia e parleremo dei casi d’uso più significativi e degli aspetti normativi.
Nella seconda, invece, faremo una panoramica delle sfide che questa tecnologia sta affrontando.

Tecnologia Blockchain: panoramica e definizione

La blockchain non è un concetto recente. Le sue prime applicazioni risalgono ai primi anni 90, ma è venuta in auge solo nel 2008 con le prime applicazioni sui Bitcoin.

Per diverso tempo è rimasta ancorata al mondo delle criptovalute e, solo negli ultimi anni sono nate le prime applicazioni per le aziende. È quindi abbastanza chiaro che lo sviluppo della blockchain a livello aziendale è ancora agli albori.

Ci sono, d’altro canto, molte aspettative sui futuri sviluppi e diverse grandi imprese stanno investendo in blockchain o hanno in programma di farlo per il prossimo anno.

Global 2000, la lista che la rivista Forbes stila ogni anno per elencare le maggiori public company a livello mondiale, ha evidenziato che 50 delle maggiori aziende sta investendo in blockchain.

Alcuni esempi sono:

  • Intesa Sanpaolo ha investito nelle applicazioni di blockchain pubblica o permissionless. Ad esempio in Bitcoin e negli smart contract per gestire i contratti degli strumenti derivati;
  • Siemens ha avviato una partnership con la startup LO3 e insieme hanno creato il Brooklyn Microgrid project. Questo progetto utilizza la blockchain per creare un sistema di fornitura di energia distribuito che permette agli abitanti di una stessa zona di comprare e vendere energia solare, direttamente fra di loro e senza intermediari.
  • Samsung Electronics ha creato la piattaforma NextLedger per tracciare a livello globale la propria supply chain, dai fornitori alla vendita al cliente finale.
  • Toyota, con la collaborazione del Mit Media Lab, sta creando un ecosistema basato sulla blockchain in cui i clienti (privati o aziende) possano condividere in sicurezza i dati riguardanti: la guida, i test delle auto a guida autonoma, le transazioni di car-sharing, i dati di utilizzo dell’automobile.

Per la lista completa, ti rimandiamo all’articolo dedicato: “Big Blockchain: The 50 Largest Public Companies Exploring Blockchain”.

Come ulteriore conferma, un’indagine di Deloitte, condotta su un campione di 1000 top manager provenienti da imprese diverse, ha trovato che:

  • Il 95% degli intervistati ha affermato che l’azienda per cui lavora ha intenzione di investire in blockchain e il 16% ha deciso di investirvi fondi dai 10$ milioni in su;
  • L’84% crede che la blockchain sia uno strumento più efficace per la sicurezza dei dati rispetto ai sistemi IT tradizionali;
  • Per quanto concerne le maggiori sfide che dovranno affrontare, il 39% crede che il maggior problema sia dovuto a mancanze normative, mentre il 37% ha dubbi sull’implementazione.

Come mai la blockchain sta generando così tanto hype?

Abbiamo già in parte risposto negli esempi fatti fino ad ora.

La blockchain è un registro pubblico distribuito e decentralizzato, in cui le informazioni digitali vengono condivise su tutti i database dei computer (nodi della rete) che appartengono alla stessa applicazione.

Dal momento che i dati sono condivisi e che gli utenti possiedono le stesse informazioni non è più necessario un server centrale ed inoltre le transazioni possono essere fatte direttamente tra le parti, senza più avvalersi di un intermediario.

Una volta che un’informazione viene inserita all’interno della catena di blocchi e viene verificata dal consenso della maggioranza dei nodi della rete, non può essere modificata o cancellata. È solo possibile aggiungerne una nuova che viene considerata un aggiornamento dell’informazione originale.

I dati scambiati vengono registrati utilizzando un sistema crittografico che affibbia un codice alfanumerico ed univoco ad ogni informazione inserita all’interno della blockchain.

Come avrai capito la blockchain sta suscitando l’interesse di sempre più aziende perché:

  • Permette la protezione dei dati tramite la loro verifica con il consenso, la crittografia e la decentralizzazione. Un hacker, infatti, per poter attaccare un’applicazione basata su blockchain, dovrebbe attaccare la maggior parte dei computer della rete nello stesso momento;
  • È trasparente in quanto le transazioni sono visibili a tutti i membri della rete (ciò non vale per le blockchain permissioned, le cui transazioni sono visibili e verificabili solo da alcuni);
  • Abbatte i costi di intermediazione, per cui le transazioni possono essere fatte direttamente tra le parti.

Se sei interessato ad approfondire i concetti di crittografia, di consenso distribuito e a vedere come funziona un tipico progetto di blockchain, ti consiglio di leggere la nostra guida.

Guida Blockchain Per Aziende

Blockchain in Italia: stato dell’arte e opportunità future

Fino ad ora abbiamo parlato della blockchain in linea generale, mentre in questo paragrafo analizzeremo la situazione in Italia.

Nello specifico vedremo:

  • Quali settori stanno investendo in blockchain in Italia;
  • In che modo la legislatura italiana prevede la blockchain e più in generale le tecnologie distribuite;
  • Faremo un’analisi delle opportunità offerte dalla blockchain e delle principali sfide che la blockchain pone alle aziende.

Blockchain in Italia: alcuni dati

Per quanto riguarda i dati circa gli investimenti in blockchain in Italia, ci viene fornita una panoramica da parte dell’Osservatorio del Politecnico di Milano.

Similmente agli altri paesi, anche in Italia il settore che sta maggiormente investendo in blockchain è il fintech.

Il report fintech e insurtech dell’Osservatorio rileva che applicazioni della blockchain sono state utilizzate principalmente per:

  • Il 41% degli applicativi sono stati creati per gestire i pagamenti (es. quelli interbancari);
  • Il 27% per il mercato dei capitali (es. rendere più efficienti gli scambi degli strumenti finanziari);
  • Il 10% per la gestione dei dati e dei documenti finanziari (es. gli smart contract per stipulare i contratti sui titoli o sui derivati).

Oltre ai dati quantitativi, un altro aspetto evidenziato dalla ricerca è una valutazione del sentiment degli operatori finanziari (banche, assicurazioni e altri istituti finanziari). Si distinguono in:

  • Leader, sono ferventi sostenitori delle innovazioni blockchain, investono per primi e, di solito, somme e risorse importanti;
  • Pragmatici, sono favorevoli alle nuove tecnologie, le studiano e seguono i loro sviluppi. Adottano quelle che acquisiscono maggiore popolarità e che contestualmente sono più flessibili e adattabili in vari contesti. Partono con investimenti moderati, che aumentano nel corso del tempo;
  • Titubanti, comprendono le opportunità fornite dalla blockchain, ma sono riluttanti ad adottarla. Si dividono in due macro categorie: quelli che non hanno abbastanza risorse (denaro e capitale umano) e quelli che non hanno ancora trovato un’applicazione adatta alla loro azienda;
  • Scettici, nel caso della blockchain applicata al fintech sono una parte residuale degli operatori. Non hanno ovviamente fatto nessun investimento nella tecnologia.

Blockchain in Italia: principali applicazioni

In questo paragrafo andremo ad esaminare alcune delle applicazioni in cui è stata implementata le blockchain in Italia e all’estero.

Spunta interbancaria

La spunta interbancaria è un processo di verifica e riconciliazione delle attività che avvengono fra due banche. Si tratta di quegli scambi di liquidità che avvengono su base giornaliera fra le banche o anche tra i clienti di due banche diverse. I primi avvengono solitamente nei mercati non regolamentati (over the counter) e possono avvenire tramite conto corrente, scambi azionari o di derivati.

Dal momento che la spunta interbancaria è una materia scarsamente standardizzata e con processi operativi antiquati si presta bene a nuove sperimentazioni.

Nel 2017 nasce Spunta Project, promosso e gestito da ABI Lab che si avvale della tecnologia blockchain Corda, piattaforma sviluppata dal consorzio R3.

Corda è una blockchain di tipo permissioned, in cui l’accesso non è pubblico, ma regolato. Può essere, ad esempio, definita una gerarchia in cui non tutti i nodi hanno le stesse autorizzazioni, ma si differenziano fra amministratori e utenti del network.
Corda è nata per poter sopperire alle inefficienze create dai vari sistemi adottati da banche diverse (Erp, Crm ecc.) che spesso non sono compatibili fra loro.

A differenza delle blockchain pubbliche e di altre private, Corda si fonda sullo state object, un contratto digitale che ingloba tutte le informazioni concordate fra le parti. Il consenso non si applica quindi su tutto il registro distribuito, ma solo sul singolo state object.

Che vantaggi può portare Spunta Project alla riconciliazione interbancaria?

Creare un’unica piattaforma implica:

  • Uniformare e standardizzare le operazioni;
  • Renderle più veloce il processo di verifica e aumentare la trasparenza. In quanto le transazioni all’interno della blockchain sono visibili da tutti i membri autorizzati.

Supply Chain

Abbiamo già visto e trattato i problemi tipici della supply chain che possono essere risolti dalla blockchain nel nostro ultimo articolo sui trend di innovazione tecnologica aziendale.

In questa sede ci limiteremo ad indicare una soluzione di blockchain applicata da un’azienda italiana: Torrefazione Caffè San Domenico.

L’obiettivo è quello di rendere trasparente, per il consumatore finale, l’intera filiera del caffè: paesi d’origine, certificati di qualità e altre informazioni che non sottostanno a regole di protezione della privacy.

Al cliente basterà scannerizzare il Qr code presente sulla confezione per poter visualizzare le informazioni sopra descritte.

Ride sharing

Le applicazioni di ride sharing (Uber e BlaBlaCar) operano secondo una logica centralizzata. Sono in pratica degli intermediari che mettono in contatto i conducenti e i passeggeri e delimitano le tariffe dei conducenti entro range predefiniti.

La startup Arcade City, ha costruito una piattaforma blockchain che permette ai conducenti di decidere in maniera autonoma le proprie tariffe e di creare la propria base clienti. Gli permette, inoltre, di fornire anche altri servizi, come ad esempio: consegne o assistenza stradale.

Le transazioni sono registrate sulla blockchain e la monetizzazione avviene similmente agli altri sistemi di ride sharing, ovvero attraverso una commissione.

Sistema di voto

Le elezioni richiedono l’autenticazione dell’identità degli elettori, il mantenimento di un registro sicuro per tenere traccia dei voti e dei conteggi attendibili per determinare il vincitore. In futuro, gli strumenti blockchain potrebbero fungere da infrastruttura di base per trasmettere, tracciare e contare i voti, eliminando l’insorgenza di frodi e brogli elettorali.

I voti in questo caso saranno le transazioni registrate all’interno della blockchain, che come noto sono visibili a tutti, mantenendo l’anonimato del votante a cui verrà assegnato un codice alfanumerico.

La blockchain inoltre impedisce che un dato già registrato possa essere cancellato o modificato, ne consegue che i voti, una volta dati, sono immutabili.

Una startup con blockchain voting, Follow My Vote, ha rilasciato la prima versione della sua soluzione di voto blockchain end-to-end basata sulla quota ponderata.

Blockchain in Italia: accordo con UE e decreto Semplificazioni

Dal punto di vista delle istituzioni, l’Italia ha da un lato aderito alla partnership con l’UE, dall’altro ha incluso la blockchain all’interno del decreto Semplificazioni.

L’idea alla base della partnership blockchain è di creare uno spazio di condivisione di idee ed esperienze, che portino alla creazione di applicazioni e di servizi di utilità comune: la protezione dei dati, migliorare il processo di monitoring della ricezione delle direttive e dei regolamenti UE e efficientare la tracciabilità e i sistemi di accesso.

Allo scopo di promuovere la tecnologia blockchain l’UE ha accantonato un fondo di circa 300€ milioni.

All’inizio di quest’anno è stato definitivamente approvato dalla camera il decreto semplificazioni.

All’interno del decreto viene data una definizione legale di tecnologie basate su registri distribuiti (a cui fa capo la blockchain) e di smart contract. Questi ultimi vengono, in diversi casi, equiparati ai contratti tradizionali.

L’intento è quello di legalizzare la registrazione di un documento digitale all’interno di un registro distribuito ed in particolare della validazione temporale elettronica.

La validazione temporale elettronica è, in base alla definizione dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale): “costituita da dati elettronici che collegano altri dati in forma elettronica ad una determinata data e ora, a riprova della loro esistenza”.

Gli smart contract sono, invece, dei contratti che si eseguono autonomamente e che contengono, sotto forma di codice, gli accordi presi fra le due controparti.

Le regole stipulate e i codici dell’algoritmo sottostante vengono registrati all’interno della blockchain e si attivano ogni volta che sopravviene uno degli aspetti stipulati.

Per chiarirci facciamo un esempio pratico.

Ipotizza di voler comprare un’automobile e di decidere di pagarla a rate in date prefissate. Al raggiungimento della prima data si esegue una parte dello smart contract e viene verificato, tramite consenso, che tu abbia pagato la rata. All’avvenuto pagamento, la transazione viene registrata all’interno di un blocco della blockchain, che viene distribuito su tutti i nodi del network.

Similmente a tutte le transazioni blockchain, gli smart contract garantiscono trasparenza e disintermediazione.

Un punto da sottolineare circa il decreto Semplificazioni è che non viene definito alcuno standard tecnico che le tecnologie a registro distribuito devono rispettare per poter essere definite tali.

La determinazione degli standard tecnici viene rimandata all’AGID.

Blockchain: sfide da affrontare

Le sfide che la blockchain deve affrontare in quanto tecnologia emergente sono molteplici.
In questo paragrafo tratteremo quelle principali:

  • Scalabilità;
  • Perdita di privacy.

I problemi appena elencati non riguardano solo lo sviluppo della blockchain in Italia, ma il suo ecosistema in generale.

Scalabilità

Ad oggi il numero degli operatori coinvolti nelle criptovalute supera i 10 milioni di utenti al giorno, ne consegue un aumento esponenziale delle transazioni. Aumento aggravato dall’introduzione di un limite nella dimensione di ciascun blocco, che non può superare 1 megabyte, pena la validità del blocco stesso.

Perché è stato introdotto questo limite?

Sostanzialmente per evitare che gli hacker creassero blocchi giganteschi in grado di appesantire ed infettare la rete.
Il problema è che blocchi di piccole dimensioni rendono la blockchain piuttosto lenta. Si possono processare al massimo 7 transazioni al secondo. Ne consegue che più aumenta il numero di transazioni, più lievitano i tempi e anche i costi applicati dai miner.

Chi sono i miner?

I minatori sono quei nodi (computer) della blockchain che possiedono maggiore potenza computazionale e che sono in grado di risolvere dei problemi matematici complessi. Alla risoluzione di questi problemi i blocchi vengono validati. I miner che risolvono i problemi vengono remunerati in criptovalute.

Allo stato attuale ci sono 2 due proposte di risoluzione del problema: Bitcoin Unlimited e Segwit.

Bitcoin Unlimited

La Bu consiste nel concedere ai miner di decidere liberamente la dimensione dei blocchi. Se da un lato l’aumento delle dimensioni permette di processare più velocemente le transazioni facendo diminuire le “tariffe” dei miner, dall’altro diminuisce la sicurezza della rete.

Questo perché le blockchain, anche quelle pubbliche o permissionless, non sono totalmente decentralizzate. Esistono infatti due categorie di nodi: i nodi pieni (full node) e quelli leggeri (light node).

I full node sono quelli che scaricano l’intera blockchain, quindi posseggono tutte le informazioni e inviano le transazioni ai miner. I nodi leggeri, infine, non possono confermare le transazioni senza fare riferimento a quelli pieni.

Ne consegue che maggiori sono le dimensioni dei nodi, più è grande la blockchain e maggiore è la potenza richiesta per essere un full node.

Viene meno il concetto della decentralizzazione e ci troviamo per l’ennesima volta di fronte ad una tecnologia, che da paritaria si trasforma in un organismo in mano a pochi. Senza contare il fatto che è molto più semplice per gli hacker attaccare i pochi full node rimasti.

SegWit

SegWit, acronimo di Segregated Witness, è una soluzione creata inizialmente per risolvere il problema della transaction malleability. Un errore sistemico che permetteva ai miner di cambiare l’origine delle transazioni (transaction id), rendendo più difficile monitorare la tracciabilità delle operazioni.

Il SegWit consiste nel togliere dal blocksize, quindi dalla blockchain, i segregated witness o dati testimone, che non costituiscono informazioni fondamentali. Così facendo i blocchi crescono fino a raggiungere uno spazio di 4 megabyte, aumentando contestualmente la sicurezza del network.

Il problema è che anche SegWit non è una soluzione definitiva al problema e che, se le dimensioni delle blockchain dovessero aumentare di molto, dovrebbe essere affiancata da sistemi esterni che gestiscano le informazioni fatte uscire dalla blockchain. Inficiando di nuovo la decentralizzazione della rete.

Al momento nessuna delle due soluzioni proposte sembra prevalere nettamente sull’altra.

Perdita di privacy

La blockchain non può garantire la privacy delle transazioni in quanto i valori e i saldi delle stesse sono visibili (difficile è però risalire ai nomi delle persone).

Inoltre, le transazioni di Bitcoin fatte da un utente possono essere collegate per rivelare le informazioni dell’utente relative a questo.

Le possibili migliorie sono state raggruppate in due gruppi:

  • Mixing;
  • Anonimo.

Mixing

Se un utente utilizza sempre o comunque spesso lo stesso pseudonimo (o indirizzo) è possibile riuscire a capire la sua identità.

Per evitare che ciò avvenga, una possibile soluzione è avvalersi di un altro indirizzo, ovvero di un altro utente che funge da tramite. In questo modo si aggiungono transazioni e il sistema diventa più complesso.

A questo punto è necessario impedire che il terzo utente si comporti in modo scorretto. Il meccanismo è abbastanza intuitivo, per poter effettuare le transazioni deve crittografarle e una volta fatto saranno automaticamente registrate all’interno della blockchain.

Anonimo

In questo caso i minatori non validano la transazione, ma delle monete che provengono da una lista di valute valide. Così facendo l’origine del pagamento, ovvero l’utente che da l’input, non è direttamente collegata alla transazione. È però una soluzione parziale in quanto sono ancora visibili le transazioni e gli importi dei pagamenti.

A tal proposito ricordiamo, che nascondere il valore delle transazioni va ad inficiare la trasparenza della blockchain e quindi la tracciabilità di processi aziendali importanti come la supply chain.

Considerazioni finali

I trend di sviluppo della tecnologia blockchain in Italia (applicazioni fintech, supply chain e industria alimentare) stanno seguendo quelli dei principali paesi del mondo.

Uno dei principali gruppi bancari italiani, Intesa San Paolo, è piuttosto attiva in materia di blockchain: partecipa al consorzio R3, allo Spunta Project, collabora con delle startup e partecipa ad una piattaforma di Trade Finance.

Le istituzioni pubbliche del nostro paese stanno cercando di regolamentare e standardizzare la blockchain e le tecnologie affini con cui si integra.

D’altro canto se l’aspettativa e le potenzialità sono alte, lo sono anche le sfide che la blockchain deve affrontare (di cui la scalabilità e la perdita di privacy sono solo un esempio).

È pertanto comprensibile che, indipendentemente dalle dimensioni della tua azienda, tu possa manifestare perplessità sul funzionamento e sulla fattibilità della tecnologia blockchain.

Se riconosci le potenzialità e la forza innovatrice della tecnologia blockchain e vuoi sfatare ogni tuo dubbio in merito, puoi contattarci quando vuoi per una consulenza.

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